Sita a 4 Km dal mare Jonio arroccata su una
rupe che domina la valle sottostante fino al mare, con le sue stradine che scendono a
ventaglio allargandosi e moltiplicandosi giù per la piana, GIOIOSA
JONICA vive godendosi il meraviglioso sole mediterraneo. Edward Lear nel suo
viaggio a piedi del1847, sostando a Gioiosa il 19 agosto, così si esprime con il barone
Rivettini che lo ospita: "Vogliamo la vostra bella piccola città... signor barone...
noi non abbiamo città nel nostro paese così bellamente situate come Gioiosa".
Il nome in epoca romana è Mystia, nel XV sec. Mocta Jojusae o Geliose, nel XVI sec. Motta
Giojosa. E. Barillaro nel 1961 ritrova un sepolcreto arcaico (VII-VI sec. a.C.) di tipo
misto con tombe indigene (italiche) a pietrame sciolto, e con tombe greche e cappuccine,
esempio di pacifica convivenza fra due gruppi etnici differenti.
Varie sono le necropoli scoperte,il naniglio (II o III sec. d.C.) complesso termale con
ambienti a forma di cripta con volte a crociera e sorretta da pilastri quadrati di grandi
dimensioni; ville romane, recentemente portate alla luce dal De Franciscis, con pavimenti
in mosaico di bellissima fattura, dimostrano l'esistenza di un complesso edilizio di età
romana. Il castello ne attesta il passaggio normanno; fondato intorno al sec. XI,
distrutto, è ricostruito in età aragonese.
A cominciare dal 1946 è detenuto dai principi Carafa di Roccella per poi passare ai
Caracciolo.
Nel 1650 è ristrutturato (come dall'incisione
sull'arco) e si avvicendano le famiglie Ruffo, pignatelli, Aragona Cortes; nel 1767
ritorna di proprietà dei Carafa ed infine nel 1801 ai marchesi Pellicano fino ai nostri
giorni. Complesso fortificato con mura, torrione e portale d'ingresso bugnato in pietra
granitica sovrastato da stemma. La medievale Motta Giojosa è recinta di mura e dotata di
porta ubica (porta falsa), da cui dipartono le stradine in tanti rivoli che nella piana si
allargano per formare la moderna Gioiosa. molti sono i palazzi che ricordano questa epoca:
Ajosa (ministro della reggia di Capodimonte), Linares, Amaduri, Macrì e Deodino.
Sotto il governo borbonico la cittadina si distinse per i movimenti liberalistici,
emblematica è la distruzione dello stemma borbonico da parte dei liberali capeggiati da
cinque martiri di Gerace. Gioiosa è una cittadina ricca di chiese di varie epoche.
La chiesetta dell'Annunziata attesta il passaggio dei basiliani; modesto complesso
monastico di grande fascino. La chiesa Matrice, ricostruita con cinque navate nel 1810,
conserva altari marmorei. La chiesa dell'Addolorata, con facciata neoclassica ed artistico
interno ad unica navata con pianta a croce latina, ha ricche decorazioni, l'altare
maggiore in marmi policromi, la cappella dell'Addolorata e uno stupendo gruppo ligneo
della Pietà.
La chiesa di Santa Maria delle Grazie, oratorio a pochi chilometri da Gioiosa, fondato in
età bizantina e completamente rifatto dopo un incendio, conserva una scultura in pietra
della Madonna con figura a bassorilievo di autore del XV sec. Il convento dei minori
osservanti, fondato nel 1514, danneggiato da vari terremoti, non più adibito a monastero
intorno all'800, oggi è sede del Municipio.
Gioiosa è fiera del suo artigianato, i "gragnari" sono un'esempio di artigiani
che con sapienti mani e soli mezzi tradizionali costruiscono "grasti",
"bumbuli" e "cortari" (vasi e anfore). Questi oggetti servivano alle
famose "maddamme" per attingere l'acqua alla grande fontana del paese. Centro ad
economia agricola e artigianale con filatura e tessitura del lino e della lana. il borgo
castello, con le sue stradine in pendenza, con i "catoi" (passaggi pedonali
sotto le abitazioni), con il castello di origine medievale, con i palazzotti
settecenteschi, costituisce un interessante obbiettivo per il visitatore. Ai piedi della
rocca, trovasi fonte monumentale a più canali.
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