Locri anni '30. Anzi Gerace Marina.
Nostalgici e con lo sguardo sognante, gli anziani intervistati
ritornano indietro negli anni. Eppure la vita non era tanto facile...
E i ricordi riaffiorano... una storia, tante immagini, consuetudini
pronte lì ad aspettare, il tempo di cercarle, consuetudini lì scolpite
in tanti anni, in tanti estati.
Ed è proprio estate, è tempo di
raccolta di frutta stagionale, prugne, nespole, tutti quei frutti
che abbondano sulle piante delle sterminate proprietà dei pochi
grandi proprietari della Locride. Occorre manodopera, e ce n'è tanta,
facile e a bassissimi costi. C'è fame, ma soprattutto ci si accontenta
di poco. Si è ancora lontani dalle voci e dagli aneliti che altri
lavoratori, in altre regioni, da parecchio lanciano sulle piazze, contro i "padroni".
Bè, facilmente e copiosamente, per un cesto di frutta, o qualcosa di pari,
non pochi, qui invece, accorrono dalle campagne, dai piccoli centri urbani sparsi
qui e lì sulle colline. E qui l'ingegno da una parte, la rassegnazione dall'altra.
Come evitare inaccettabili "furti", degli "operai, una volta lì sugli alberi, nascosti
alla vista dei sorveglianti. Le tasche sono facilmente controllabili, una volta riscesi,
ma lo stomaco?
Meglio intervenire alla base di accesso: "Tutti sugli alberi con la bocca piena di acqua!!"
.... ritornarne senza valeva il marchio di ladri. E non sarebbe stato solo un marchio.
Si sarebbe lì mai permesso, "ai poverini", di lavorare in una fabbrica, a paghe sindacali,
e senza le bocche piene di acqua?!?
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