Piazza dei Martiri
Mai più, ricordatevelo,
nel vostro paese,
risorgera un simile faro di
civiltà e benessere ...

Appena finita la lettura di alcune memorie di Vincenzo Bruzzese, che rivolge questo terribile messaggio. "Mai più...".
Un senso di amara tristezza ci pervade, e ci prosta l'anima, perchè tali parole scaturite da un'anima grande, figlia di questa terra, e ignobilmente ferita.
Il loro tono e il loro senso hanno qualcosa di oracolare. Infatti, alla luce di quanto tutti sappiamo delle condizioni di questa terra, dopo 60 anni da che furono scritte tali parole, sembra che davvero su di essa agisca una maledizione o l'effetto di una colpa, della cui gravità non si è voluto prendere coscenza e non la si è ancora espiata.
"Le Officine Meccaniche" create da un uomo eccezionale, venuto dal nulla, ma che recava in se la scintilla del genio, furono annientate ad opera dell'invidia, della acredine e della stupidità di pochi individui meschini e ignobili, non della connivenza, dell'ignoranza e la sordità di un'intera comunità. Le O.M.C. avevano dato lustro all'uomo che ne era stato l'autore, al paese e alla Calabria di cui egli era figlio.
Da quanto emerge dal resoconto offertoci dallo stesso Bruzzese, decisamente sembra che tutto il paese sia responsabile del fallimento delle Officine, perchè esso non ebbe il coraggio di rompere le barriere del silenzio e della paura, che sono le catene di sempre, per chi non vuole capire e non sa guardare lontano; certo allora, forse, c'era molta più ignoranza.
Parlando di Sud, mi permetto di essere in disaccordo con le tesi offerteci dalla maggior parte degli intellettuali meridionalisti, di una frattura tra un Nord industrializzato ed un Sud serbatoio di manodopera, fondata su premesse storiche che risalgono a prima dell'Unità d'Italia, accentuate dalle scelte, sistematicamente riconfermate, delle varie leadership politiche, succedutesi alla guida del Paese.
Stazione ferroviaria anni 30 Occorrerebbe, invece, prenderci responsabilità nostre, e riconoscere che l'esasperazione di tale divario fu determinata dall'intelligenza contorta e reazionaria, dalla mentalità scarsamente lungimirante e pigramente egoistica delle classi dirigenti e più ricche del nostro territorio, interessate al mantenimento di una situazione d'immobilismo assai comoda, perchè garantiva i loro privilegi di sempre.
Fu determinata, come ripetutamente detto, anche dall'ignoranza, dall'ingenuità di molti e dalla loro inveterata abitudine a lascirsi cooptare e a servire.
E oggi? Non c'è, tuttora, da noi mentalità imprenditoriale. Noi non produciamo ricchezza, semmai produciamo servizi.
Certo, al Nord industrializzato, tutto questo può essere risultato vantaggioso e utile, ma insisto nella mia convinzione: il Nord non è responsabile della nostra miseria e arretratezza, anche se questa gli ha fatto comodo.
Il sottosviluppo, così come lo sviluppo, ha sempre cause endogene. Lo prova il fatto che quei pochi che da noi nacquero con una mentalità imprenditoriale, trovarono resistenze infinite nella nostra realtà, fino ad esserne feriti nelle fibre più sensibili della loro personalità generosa e a rimanerne annientati.
Sessant'anni fa, nella storia delle Officine Meccaniche Calabresi.

(da FORTE FORTISSIMO, marzo 1996, Francesco Massara)

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