Vista 1. In una posizione dominante, di fronte allo splendido Jonio, sorge PLACANICA, orgogliosa di mostrare il suo bel castello. Edward Learn nel suo "Diario di un viaggio a piedi" del 1847, così si esprime: "siamo subito arrivati a Motta Placanica, una delle vere caratteristiche città calabresi. Come le altre in queste strane colonie, questo posto non ha profondità, ma è come se fosse solo una superficie, essendo le case costruite una sopra l'altra sugli orli e in crepacci, sulla facciata di una grande roccia sollevata in una cima, il suo più alto pinnacolo adornato da un moderno palazzo. L'effetto strano che queste città fanno , persino per quelli abituati alle irregolarità delle architetture del Sud d'Italia, non si può immaginare; Motta Placanica sembra costruita per essere una meraviglia per il passante." Il suo nome forse deriva dal latino "paganicus" o dal greco "paganika" (rocca di pagani). Motta Paganicà è quello avuto intorno al XVI sec., nei secoli successivi ebbe quello di Motta Placanica.
I monaci sono i fondatori, infatti il primo nucleo abitativo nel sec. XI-XII sec., Vista 1. si insedia intorno all'oratorio basiliano, ma i feudatari con il castello tracciano la storia nel periodo mediovale.
Il castello, costruito dalla famiglia Arcadi nel 1283 viene aquistato dalla famiglia Caracciolo nel 1513 che ne mantiene proprietà e potere fino al 1575, poi è un susseguirsi di signori quali: De Licandro , d'Aragona, d'Ajerbe, Passarelli, Musitano e i Clementi fino al 1806. Varie furono le donazioni nobiliari alla chiesa; dei Clementi resta la cappella barocca nella chiesa parrocchiale di S. Basilio Magno, in origine oratorio basiliano, distrutta e riedificata nel sec. XVI e con vari rimanegiamenti nei secoli successivi. All'interno, nell'ultima cappella sinistra, consrva una tela del sec.XVII di scuola napoletana dedicata a San Gennaro (dipinto ad olio su tela, a forma di medaglione, con figura del Santo in paramenti vescovili che fondò è il Vesuvio in eruzione) e un bel tabernacolo in marmo bianco, poggiato da nicchie e figure, alto 1,20 mt. con diametro di 80 cm del secolo XVI, sicuramente della scuola dei Gaggini. Il conventino dei domenicani ha importanza storica anche per aver dato asilo al fisolofo T. Campanella, inseguito dai capitani spagnoli per aver fomentato una rivoluzione a Stilo.

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