Vista 1. ROCCELLA JONICA, anticamente chimata "Amphyssa " o "Mistrae", forse , ma nulla di veramente scientifico ancora è stato ritrovato, aveva sicura, nel 1040, denominazione di Rupella, piccola e graziosa roccia, vezzeggiativo che ben si addice alla sua posizione lambita dalo splendido mare Jonio.
Edwar Lear, viaggiatore inglese a piedi, così la descrive nel 1847: "siamo discesi verso il mare in direzione nord e, dopo lunghi sentieri, fra uliveti e giardini di fichi, siamo arrivati alla spiaggia di Roccella, con il suo capo roccioso sempre oggetto di bellezza anche da Gerace, diventa sempre più bella avanzando verso di essa".
Unica cittadina sul mare ad essere sopravvissuta ed aver resistito alle scorrerie saracene e turche nei secoli bui del periodo mediovale, Vista 2. il suo castello le sue mura sono ben fatti anche se spesso necessari di cure e rifacimenti. I suoi padroni non furono mai parchi, solo noi, oggi, non siamo così prodigi di attenzioni.
La storia di Roccella si identifica con quella del castello. Fondata in età normanna su un accidentato rilievo roccioso, si ha nel 1270 menzione di proprietà di un certo Gualtiero di Collepietro; successivamente la famiglia Ruffo diviene padrona per più generazioni. Nel XV sec. Galeotto Baldassino riesce ad essere padrone e diviene promo marchese di Roccella, il marchese Antonio Centelles, feudatario della zona, lo detiene per un breve periodo per poi cederlo nel 1479 alla famiglia Carafa della Spina, nobili partenopei. La famiglia Carafa, che annovera cardinali, conti principi, ne detiene il possesso ed il governo fino all'eversione della feudalità che avviene nel 1806. I Carafa lo rinforzano, lo migliorano, lo abblliscono, lo rendono abitabile in modo principesco. Lo dicono le cronache del tempo allorquando nel 1553 respinge l'assalto del feroce turco Dragut e delle sue soldateshe.
Oltre il castello sulla rupe si trova, in posizione dominante, la vecchia chiesa Matrice distrutta dal terremoto del 1905 e quindi chiusa Vista 3. al culto ed i suoi arredi sacri altari marmorei trasferiti nella nuova chiesa dedicata a S. Nicola di Bari.
Altra chiesa è quella di S. Nicola ex Aleph, detta anche di S. Vittorio, eretta in sostituzione di quella omonima sita dentro le mura della vecchia città, distrutta dal terremoto del 1783, possiede anch'essa arredi e dipinti del '700 e dell'800. Due alte colonne monolitiche in porfido egiziano fanno bella mostra di sè, in una piazzetta prospicente il mare con un mosaico dell'artista Nik Spatari che ne raprresenta la loro leggenda; vengono chiamate colonne di S. Vittorio o di Melissari, nome della contrada ove furono rinvenute. Molte ipotesi sono state fatte sulla loro origine, una le indica come provenienti dall'antico porto di Roccella " Portus Auxonius" non ancora ben ubicato, mentre il nuovo é invece una realtà. Esso dovrà fare da traino allo sviluppo turistico della cittadina che ha tutti i numeri per essere una fra le migliori.

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