LOCRI EPIZEFIRI era dotata di uno schema urbanistico
regolare, pianificato razionalmente nella vasta area
pianeggiante (circa 900x1300 m.) che si estende dalla base
delle colline fino in prossimità della linea di costa.
Il reticolo stradale è costituito da una fitta serie di vie
rettilinee e parallele, di limitata larghezza (circa 4,50
m.), definite con il termine greco di stenopoi o strade strette.
Esse sono disposte nel senso della pendenza naturale del
terreno, per facilitare lo scorrimento verso mare delle acque
piovane, ed individuano una serie di isolati di forma
rettangolare molto allungata, larghi circa 27 m., divisi a
loro volta in due file di lotti occupati da edifici privati
con abitazioni ed officine artigianali.
La serie di stenopoi era tagliata ortogonalmente da poche
ampie strade, dette con termine greco plateiai o strade
larghe, disposte con andamento pressocché parallelo alla
linea di costa; la plateia più prossima al mare, esplorata
nello scavo di Centocamere, è larga ben 14 m.
Non ne sono state finora individuate altre e non conosciamo
l'esatta lunghezza degli isolati, sicuramente maggiore di 200
m. sulla base dell'analogia con altre città; è possibile
che a Locri Epizefiri le plateiai fossero quattro oppure
cinque.
Gli isolati (che nell'insieme occupavano circa tre ettari di
estensione), erano costituiti da agglomerati di piccole case
attaccate una all'altra che devono avere avuto una funzione
produttiva e commerciale, piuttosto che abitativa.
Sono stati messi in luce, infatti, ben ventiquattro fornaci
(con relativi utensili) in cui venivano cotti i prodotti di
argilla come tegole, vasi, statuette etc. Le fornaci venivano
realizzate in argilla cruda, che si cuoceva durante i cicli
di lavorazione, e poteva resistere ad una temperatura di
circa mille gradi.
Sono state inoltre individuate strutture per la conduzione
dell'acqua necessaria alla lavorazione, pozzi e grossi
pithoi, cioé contenitori per derrate inseriti nel terreno.
Sempre a Centocamere è visibile un imponente tratto delle
mura attraversato da una porta monumentale (Propileo) di cui
rimangono solo pochi avanzi. La stessa Cattedrale normanna di
Gerace (dedicata alla Madonna Immacolata, risalente all'XI
sec.), ricostruita e modificata più volte in seguito ai
terremoti del 1222, 1744 e 1783, risulta costituita da venti
colonne romane e da vario materiale proveniente da Locri
Epizefiri.
Gli scavi dell'abitato, non hanno ancora indicato il sito
dell'agorà, la grande piazza del mercato che costituiva il
centro della vita commerciale, politica e civile di ogni polis;
generalmente ospitava edifici pubblici e santuari ed era
spesso ornata da statue celebrative ed altre opere d'arte.
Dallo scavo di CENTOCAMERE si riscontra una organizzazione
dell'urbanistica secondo schemi regolari: rispettosa di
grandi spazi e della ripartizione tra area pubblica e
privata, pur nel continuo e rapido rinnovo edilizio degli
edifici.
Organizzazione costante e di alto livello civile e politico,
mantenuta per tutto il periodo di fioritura della civiltà
magnogreca (oltre quattro secoli).
E' questa un'occasione di riflessione, una lezione storica di
particolare significato per il nostro tempo, che ben conosce
le difficoltà di gestire ed organizzare razionalmente gli
attuali agglomerati urbani, così spesso segnati
negativamente da dissennate operazioni urbanistiche più o
meno recenti.

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