Negli anni 1908-1911 Paolo Orsi scoperse alle
pendici del colle della Mannella un tempietto di eccezionale
interesse, proponendo l'identificazione, con il celebre Persephoneion,
come "il più famoso" dell'Italia meridionale.
IL TEMPIETTO DELLA PERSEFONE si trovava, fuori la città, ma
evidentemente a ridosso della cinta muraria e, durante la
guerra con Crotone, lo si era voluto includere circondandolo
con un muro.
Ciò che rimane del complesso è costituito dagli avanzi di
un'Edicola Thesauraria, con favissa centrale quadrata
(thesauros), rivestita di tre strati di calcare duro siracusano.
La costruzione ascrivibile ad età classica (seconda metà V
sec. a.C.), era costituita non già da un grandioso edificio,
ma da una semplice edicola scoperta, intorno alla quale vi
era l'area sacra, nella quale erano ubicati vari pozzi votivi,
in cui venivano depositati omaggi: terracotte e ceramiche di
pregiata fattura, monete bronzee, avori, specchi, oggetti
vari in rame e oro.
Se ne consiglia la visita, oltre che per le imponenti
strutture di contenimento del terreno ancora oggi visibili,
soprattutto per la grande suggestione del luogo, di aspetto
solitario e quasi selvaggio, raggiungibile a piedi per un
sentiero che scende da Torre Marzano, oppure con un sentiero
(stretto e invaso dalla vegetazione) che sale lungo il
vallone Saitta-Abbadessa, al quale si giunge in auto con una diramazione,
molto stretta, dalla strada del comune di Portigliola,
Cusemi-Saitta. Il tempietto rappresenta quindi un semplice
saccello suburbano, che, anche se dedicato alla Regina degli
Inferi, non ha nulla a che vedere col celebre Santuario della
protettrice di Locri. Tale santuario potrebbe in fatti
trovarsi in c/da Perciante attuale località del Comune di
Portigliola, da dove proverrebbe la statua della divinità
attualmente esposta nel Museo di Berlino e dove esistono
tracce di strutture monumentali che confermerebbero questa
ipotesi.

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