Una delle più alte e celebri testimonianze dell'arte della Magna Grecia è costituita dai PINAKES locresi, tavolette in terracotta con finissime rappresentazioni a bassorilievo, prodotte in serie con matrici e completate da una vivace policromia.
Costituiscono un patrimonio di valore inestimabile e di fama universale, tra tutti i reperti provenienti dalla Locride Italica, se non dell'intera Magna Grecia.
Le placchette venivano ricavate per impressioni da matrici in terracotta (che si riconducono ad artisti di pura scuola greca), e venivano poi, prima della cottura, ritoccate a stecca e rifinite da valenti artisti locali dell'argilla.
Pinakes (Pinakes, Locri Epizefiri) I pinakes furono prodotti (in numerosissimi esemplari di diversa grandezza) in un periodo abbastanza breve, tra il 490 e il 460 a.C. circa, per essere offerti come ex voto (infatti non un solo esemplare ci è pervenuto integro) nel tempietto di Persefone in contrada Mannella. In una mostra di restauro, allestita preso il Museo Nazionale di Reggio Calabria, sono stati esposti ben 176 tipi diversi di Pinakia, disposti, non già secondo la tecnica e lo stile a loro peculiari, ma in rapporto alla tematica del soggetto, e divisi in dieci gruppi, e cioé:
- Animali sacri alla Dea
- Mobili e arredi del culto, senza personaggi in scena
- Ratto di Kore-Persefone ad opera di Ade, più spesso di un suo delegato
- Scene di sacrificio e allestimento del rito
- Raccolta della frutta ed altre scene, con alberi e piantagioni
- Preparazione, trasporto e consegna alla Dea del peplo nuziale
- Acconciatura e vestizione della Dea
- Preparazione del letto con corteo nuziale
- Ricevimento da parte di Persefone (sola o con Plutone), recanti offerte votive
- Apertura del likon mystikon da parte della Dea
- Rappresentazioni varie
Molte scene si riferiscono infatti al mito di Persefone, e soprattutto al momento cruciale del rapimento della giovane dea da parte di Hades, dio dell'oltretomba, su una carro tirato da cavalli alati.
La discesa agli inferi della dea, che presiedeva la coltivazione dei cereali causò, secondo il mito, l'interruzione della vegetazione, finché la dea Demetra, madre di Persefone, ottenne che la figlia restasse per sei mesi con lo sposo e per sei mesi tornasse sulla terra, facendo rifiorire la natura.
Il mito dà immagine al ciclo delle stagioni e mette significativamente in rapporto la potenza generatrice della natura con la realtà della morte, sentita non come uno stato definitivo, ma come momento di un ciclo che perpetuamente si rinnova.
Altre tavolette rappresentano Persefone in trono, sola oppure con lo sposo Hades, o mentre riceve l'omaggio di altre divinità. Alcune rappresentazioni mitiche sono invece relative ad Afrodite, il cui culto era evidentemente praticato, accanto a quello di Persefone, nel tempietto della Mannella. Vi sono poi scene di culto, come processioni e sacrifici, e rappresentazioni relative alle cerimonie nuziali, come la cosmesi della sposa e il suo corteggio su un carro tirato da mule.
Il tema delle nozze appare particolarmente importante, poiché l'intero ciclo dei pinakes è stato interpretato in funzione delle cerimonie di passaggio dalla condizione di fanciulla nubile e infeconda, a quella di sposa, madre feconda e capo della casa; anche il ratto di Persefone, immagine di nozze divine, allude al valore sociale della cerimonia nuziale. Alcuni mostrano edifici sacri nei quali sono curiosamente uniti elementi dell'ordine jonico; altrove sono rappresentati con grande precisione mobili, vasi ed arredi di culto ed altri elementi che forniscono importanti indicazioni sul costume e sulle attività quotidiane praticate.

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