La più vasta area archeologica scavata a Locri Epizefiri è quella di Centocamere, attraversata per un lungo tratto dalle mura della città. Vi sono quindi compresi sia un quartiere cittadino che, all'esterno, vari edifici con funzioni diverse, alcuni dei quali legati ad attività di culto.
Si tratta di un complesso esteso e vario in cui spiccano alcuni edifici particolari, come la cosiddetta "STOA' AD U" costituita da tre corpi di fabbrica allungati che racchiudono un piazzale interno e rettangolare: un edificio singolare, che trova difficili confronti nel mondo greco anche per le grandi dimensioni (55x66 m.), oltre che per l'ideazione progettuale.
Si tratta infatti di un portico coperto e colonnato, riparato dal sole ed esposto verso mare, quindi di un edificio obbediente a scopi pratici, anche se all'interno del piazzale vennero rinvenuti 376 bothroi (pozzi) contenenti materiali rituali (statuette, recipienti, ossa di galli, pecore e buoi). Questo ha fatto ipotizzare che la stoà avesse in qualche modo a che fare con il culto di afrodite, forse con la prostituzione sacra che si sa praticata anche a Locri, secondo un rituale di origine orientale.
L'edificio, nato nel VII sec. a.C. e ampliato nel VI, perdurò fino al IV sec. a.C. quando fu abbattuto e sostituito da un'altra stoà, "ad avancorpi", a sua volta demolita nel III sec. a.C. per realizzare un tratto della cinta muraria. Anche un sacello dedicato al culto di Afrodite fu demolito nel IV sec. a.C. per far posto ad una casa ellenistica, anch'essa inglobata nelle mura nel secolo seguente, quando vennero evidentemente avvertite le esigenze difensive.

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