Teatro Locri - foto1 Situato nella contrada Pirettina, Comune di Portigliola, il TEATRO di Locri fu realizzato nel IV sec. a.C., sfruttando una conca naturale posta sui primi rilievi.
L'eccezionale acustica del monumento si può dire non abbia pari in altri della penisola, un riscontro si trova solo in qualche altro edificio consimile della Grecia.
La cavea si presenta suddivisa in cinque settori (detti cunei), delineati da quattro scalette d'accesso disposte radialmente e comprendente circa venti file di gradini, presenti soltanto nella parte centrale, in quanto costituiti da arenaria che essendo molto tenera è stata degradata dagli agenti atmosferici.
La parte superiore della cavea infatti non è conservata, e non si conosce quindi l'estensione delle gradinate e il numero massimo di spettatori, sicuramente superiore a 4.000. Un largo gradino, a forma di parapetto con blocchi calacarei squadrati, recinge la base della cavea, separandola ed elevandola dal piano dell'orchestra.
L'orchestra è costituita da un'area semicircolare che, alla sommità del suo arco presenta i resti di un loculo sacrificale incassato, protetto nella parte anteriore da un diaframma murario costruito con frammenti calcarei e laterizi. Dalla base del loculo si diparte un condotto fittile quadrangolare che serviva a convogliare le acque sacre in uno dei tanti pozzi di scarico posti a mare della scena. Il condotto non è l'unico: il teatro è infatti collegato ad un complesso sistema idrico destinato ad un efficiente drenaggio del monumento.
Teatro Locri - Pianta Ai lati dell'orchestra si notano dei corridoi collegati a dei camerini destinati a disimpegni per gli attori e a deposito per gli attrezzi teatrali. La cavea orientata con affaccio sulla piana antistante, offre una stupenda visione delle colline e del mare.
Proprio su questo lato, erano gli ingressi del teatro che erano collegati, tramite una grande strada, con il Dromos e con il caseggiato della città bassa. Dalla decorazione ornamentale dell'edificio provengono: bellissime antefisse fittili che recano tracce della loro policromia, frammenti di lastra decorate a rilievo nonché decorazioni geometriche a stucco ascrivibili ad età romana.
Importante il ritrovamento all'esterno del teatro, di alcune favisse, contenenti oltre a resti di animali sacrificali, varie statuette, frammenti di pinakes, alcune erme fittili con trittica di testine come quelle ritrovate nel santuario delle ninfe.
La diffusione a Locri Epizefiri della cultura teatrale è documentata anche dal rinvenimento di importanti reperti, come uno specchio in bronzo con rappresentazione di Elettra piangente sulla tomba di Agamennone, sicuramente ispirata dalle tragedie di Sofocle ed Euripide (conservato nel Museo Nazionale di Reggio Calabria) e da parecchie statuette in terracotta rappresentanti attori con maschere da tragedia e da commedia, ed altri con il tipico costume usato per le farse fliaciche, un genere di rappresentazione di carattere parodistico, e spesso osceno, tipiche della Magna Grecia.
E' possibile inoltre che il teatro fosse utilizzato anche per assemblee cittadine di carattere politico, come è attestato per le altre città dell'Italia meridionale. L'edificio teatrale fu trasformato in età imperiale romana per adattamento ad altri tipi di spettacolo venuti di moda nel mondo romano, come i combattimenti con gladiatori o con bestie feroci: lo spazio dell'orchestra fu ampliato asportando i gradini più bassi della cavea e realizzando un alto muro in blocchi di calcare per separare e proteggere le gradinate destinate agli spettatori. Le modifiche del teatro in età imperiale inoltrata documentano la prolungata vitalità di Locri romana, nella quale, si continuavano ad allestire spettacoli che richiedevano un'organizzazione complessa e assai onerosa.

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